come funziona la mediazione familiare?

La mediazione familiare è un utile strumento per la soluzione in via non contenziosa di controversie che possono sorgere all'interno di una famiglia, attraverso l'intervento di un terzo imparziale, il mediatore, figura professionale dotata di una specifica competenza.

Vediamo come funziona la mediazione familiare.

Un mediatore familiare (in genere un avvocato o uno psicoterapeuta) incontra i coniugi che hanno già deciso di separarsi o di divorziare e li aiuta a:
- chiarire quali sono le questioni sulle quali bisogna trovare un accordo;
- raccogliere tutte le informazioni, specialmente di tipo legale, necessarie;
- ponderare tutte le possibilità di scelta esistenti;
- trovare il modo meno traumatico di consultare i figli, per tenere presenti le loro esigenze;
- chiarire le reciproche richieste per giungere ad un accordo giusto e duraturo, soddisfacente per entrambe le parti.
Il percorso di mediazione si attua attraverso una serie di incontri (generalmente da quattro a sei sedute).
Lo scopo ultimo della mediazione è di portare i coniugi ad una separazione consensuale o ad un divorzio congiunto, evitando così la separazione ed il divorzio giudiziali, procedimenti giudiziari lunghi e costosi.

 

Cosa fa il mediatore?

l mediatore opera come un terzo imparziale e gestisce il processo di mediazione aiutando la coppia, nella quale spesso la comunicazione è interrotta a causa di incomprensioni e tensioni, a comunicare in maniera costruttiva e ad assumere decisioni responsabili ed informate.
Il mediatore non può fornire pareri sulle decisioni da adottare, ma può solo aiutare i coniugi a parlare fra loro per trovare insieme delle soluzioni.

 

il mediatore familiare parla anche con i figli?

Il mediatore incoraggia entrambi i genitori a parlare con i figli, per capire quali sono i loro bisogni e desideri.
Può talvolta accadere che il mediatore, d'accordo con i genitori, ritenga utile parlare direttamente ai figli, in particolare quando questi ultimi hanno punti di vista completamente diversi da quelli dei genitori.
Gli incontri con i figli, specialmente se minori, vanno programmati con cura e sono confidenziali: il mediatore ed i ragazzi concorderanno cosa il mediatore potrà riferire ai genitori.

 

si raggiunge un accordo scritto?

Si: Alla fine del processo di mediazione viene redatto un documento scritto che riassume tutti i punti sui quali si è raggiunto un accordo.
Le questioni oggetto dell'accordo possono essere tanto quelle riguardanti l'affidamento dei figli, quanto quelle patrimoniali riguardanti gli assegni di mantenimento e la divisione dei beni.
Questo documento non è legalmente impegnativo, ma l'accordo in esso contenuto verrà riportato negli atti redatti dagli avvocati che rappresenteranno le parti nel procedimento di separazione consensuale o di divorzio congiunto.

 

e' necessario per ciascuno dei coniugi consultare un avvocato?

La coppia ha una alternativa:
1. ricorrere alla "mediazione parziale": si raggiunge un accordo scritto che gli avvocati di ciascuna delle parti potranno far valere nei procedimenti di separazione o divorzio;
2. scegliere la "mediazione globale": al termine del processo di mediazione un avvocato, in rappresentanza di entrambi i coniugi, redigerà gli atti da far valere in giudizio sulla base dell'accordo raggiunto davanti al mediatore.
Quando i coniugi decidono di avvalersi della mediazione parziale ciascuno di essi può consultare il proprio avvocato.

 

quanto costa la mediazione familiare?

I costi possono variare a seconda delle tariffe applicate dal professionista che gestisce la mediazione.

 



il mediatore può intervenire nei successivi PROCEDIMENTI di separazione o divorzio contenziosi?

No: Qualunque sia l'esito della mediazione svolta, il mediatore non può in alcun modo intervenire nel successivo procedimento di separazione o divorzio: se avvocato non potrà rappresentare una sola delle parti, se psicoterapeuta o assistente sociale non potrà fornire consulenze di parte o d'ufficio.
Tutte le informazioni apprese dal mediatore durante le conversazioni con i coniugi o i figli sono riservate, non possono essere riferite a terzi e sono soggette al segreto professionale.

 

E' sempre possibile ricorrere alla mediazione familiare?

No: Esistono casi, peraltro piuttosto infrequenti, in cui è impossibile intervenire attraverso la mediazione familiare: quando uno dei coniugi o i figli sono stati vittime di abusi ad opera dell'altro coniuge, quando la personalità di uno dei partner, particolarmente violenta, aggressiva o manipolativa, non consente di instaurare una comunicazione costruttiva.
Anche al di fuori di tali ipotesi, comunque, la base di partenza per iniziare un processo di mediazione è che le parti si riconoscano reciprocamente come interlocutori e che vi sia in entrambi una volontà di trovare un accordo.

 

quali sono i vantaggi della mediazione?

I benefici della mediazione, identificati da importanti studi sociologici, sono molteplici:
- notevole riduzione dei costi per spese legali;
- minore durata dei procedimenti di separazione e divorzio;
- raffreddamento della conflittualità fra i coniugi;
- relazioni civili, o perfino amichevoli, dopo la separazione e il divorzio;
- maggiore facilità di raggiungere accordi, specialmente se riguardanti la vita dei figli, dopo la separazione ed il divorzio;
- minore impatto traumatico della separazione e del divorzio sui figli;
- migliore riorganizzazione della propria vita sociale ed affettiva dopo la separazione ed il divorzio, determinata dal venir meno di sentimenti di rancore, ostilità e fallimento.

 

la mediazione può risolvere problemi diversi da quelli riguardanti la separazione o il divorzio?

Si: La mediazione familiare non è utile solo alla coppia in procinto di separarsi o di divorziare, ma è un efficace sistema per comporre controversie e disaccordi nati all'interno della famiglia.

 




Il sesso non è tutto nella coppia, però...

 

Il sesso non è tutto nella vita, tantomeno nella coppia. 

L’avremo certamente sentito ripetere più volte.

 

Certamente nella vita di coppia ci sono moltissimi altri aspetti che sono importanti e che vanno ricercati, coltivati ed apprezzati: l’amore, la condivisione, i progetti di vita, le passioni, la famiglia, i figli, altro.

 

Troppo spesso però molte coppie, dopo una iniziale ed appagante vita sessuale, tendono a non dare più molta importanza all’intimità, si desidera meno il partner (a volte anche il sesso in generale), si hanno meno rapporti sessuali e in generale anche la qualità del sesso ne risente.

 

In realtà è fondamentale per l’individuo e per la coppia vivere una vita sessuale in modo soddisfacente. 

 

la salute sessuale secondo l'oms (organizzazione mondiale della sanita')

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), dopo aver definito nel lontano 1948 la salute (generale) come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità, in tempi più recenti ha aggiunto al concetto di salute anche quello di salute sessuale. 

 

Nella sua definizione la salute sessuale è “uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale in relazione alla sessualità; non è solo assenza di malattia, disfunzioni o infermità.

La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali, così come la possibilità di avere esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizione, discriminazione e violenza. Per la salute sessuale, da raggiungere o mantenere, i diritti sessuali di tutte le persone devono essere rispettati, protetti e messi in atto” OMS, 2006). 

 

Inoltre la sessualità è “un aspetto centrale dell’essere umano nel corso della vita che comprende sesso, identità e ruoli di genere, orientamento sessuale, erotismo, piacere, intimità e riproduzione.

La sessualità è vissuta ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, credenze, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni (OMS, 2006). 

 

Dunque un individuo “in salute” è un individuo che vive la propria sessualità e la vive con serenità e soddisfazione. 

 

salute sessuale come indicatore della serenita' di coppia

Per la coppia, a maggior ragione, vale lo stesso discorso: una coppia serena vivrà certamente anche una buona sessualità.

Non a caso infatti, molte coppie che si separano raccontano di una vita sessuale assente o non più appagante negli ultimi mesi o anni della loro relazione.

In alcuni casi l’intimità non è mai stata vissuta come soddisfacente, da uno o entrambi i membri della coppia, sin dall’inizio della relazione.

 

Il sesso rappresenta dunque un importante indicatore della salute di coppia: un peggioramento duraturo, in termini di quantità e di qualità, ci deve far pensare che qualcosa non va e che prima o poi la coppia rischia la rottura, il tradimento, una crisi ancora più forte dalla quale potrebbe risultare difficile uscire fuori. 

 

Nel sesso, a differenza degli altri animali propriamente detti, noi esseri umani ci giochiamo, soprattutto a livello implicito, inconscio le emozioni negative che si creano nelle varie dinamiche di coppia e che, tendenzialmente, hanno a che fare con sentimenti di paura, rabbia, sfiducia che difficilmente vengono esplicitati. In sostanza, laddove non c’è comunicazione verbale, avviene una comunicazione sessuale. 

 

leggi di più 0 Commenti

Il vissuto dei figli di genitori separati

Quando una coppia con figli si separa, per questi ultimi è inevitabile vivere un disagio. 

Inutile girarci intorno, anche nella separazione più civile possibile, delle scorie passano comunque e al bambino arrivano tutte.

 

Anche in quei casi, purtroppo non molto frequenti, in cui i genitori si separano in modo civile, rispettoso, non conflittuale, per i figli, soprattutto se ancora piccoli, tale evento rappresenta inevitabilmente uno strappo, una rottura del loro equilibrio psicologico.

 

il vissuto dei figli di genitori separati

Vediamo dunque come i bambini possono reagire alla separazione dei genitori. Qual' è il vussuto dei figli di genitori separati. 

 

bisognerebbe non separarsi per il bene dei figli?

Non ho mai creduto a quelle coppie che dicono di non separarsi “per il bene dei loro figli”: spesso, in una coppia che ormai non si ama più e che non condivide più un progetto di vita insieme, i figli rappresentano un capro espiatorio su cui riversare i propri vissuti di fallimento, frustrazione, insoddisfazione, rabbia e paura. Il messaggio esplicito è “non ci separiamo per il tuo bene, per stare insieme a te”, pensato, a volte esplicitato ai figli, ma il messaggio implicito è “ non abbiamo il coraggio di separarci per la paura di dover ammettere a noi stessi e agli altri che abbiamo fallito e perché non riusciamo a pensare ad alternative possibili”.

 

L’obiettivo dunque, spesso inconscio, è quello di tenere in piedi una parvenza, una facciata di normalità ed equilibrio socialmente auspicata. Una sorta di diniego, per cui se non mi separo, allora vuol dire che il problema non c’è.

Questo ad un livello più profondo; chiaramente si può decidere di non separarsi per motivi economici, pratici, organizzativi, religiosi e morali.

La mente può trovare mille e più modi per giustificare la scelta di non separarsi quando tale scelta rappresenterebbe invece una sana decisione, per sé e per i figli.

 

Messa così, sembrerebbe quasi un elogio della separazione, un incentivo a chiudere subito importanti rapporti affettivi.

In realtà, rispetto a quanto fin qui emerso, si dà per scontato che prima di prendere una decisione così importante, si sia provato, nel tempo, a trovare insieme le cause del problema e si sia tentato di risolverle. Laddove non sia stato possibile trovare una soluzione per la coppia, allora certamente è importante decidere di separarsi, senza protrarre ulteriormente un clima familiare di tensione, insoddisfazione, conflittualità. 

 

leggi di più 0 Commenti

Come comprendere se nella coppia c'è amore

 

Secondo dati Istat, negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo aumento delle separazioni e dei divorzi, nello specifico delle separazioni e dei divorzi giudiziali.

Ci si separa per diverse ragioni, o meglio, per diverse cause scatenanti: incompatibilità di carattere, divergenze di idee e valori, crisi sopraggiunte con la nascita dei figli, vita sessuale insoddisfacente, tradimenti, ecc. 

 

Aldilà delle cause scatenanti, è verosimile ritenere che alla base della fine di una relazione affettiva ci sia sostanzialmente la fine dell’amore tra i partner o la consapevolezza che un vero amore non c’è mai stato.

Nonostante le più disparate problematiche che la coppia può affrontare nel suo percorso di vita insieme infatti, se il sentimento alla base del rapporto è forte e stabile, la coppia tendenzialmente riesce a superare le difficoltà e ad uscirne anzi ulteriormente fortificata.

 

Ma come si fa a comprendere quando l’amore c’è e quando non c’è?

 

Spesso tendiamo a fare confusione tra l’ “innamoramento” e l’ “amore”, tendendo a pensare che rappresentino la stessa cosa. Ma in realtà non è proprio così.

 

L’innamoramento è scientificamente dimostrato essere un periodo ben definito e circoscritto all’interno di una relazione di coppia, che nasce, si sviluppa e si conclude mediamente nel giro di 12 mesi.

Riconosco che messa così può risultare una visione davvero poco romantica di questo tanto ambìto e discusso sentimento.

 

Per meglio comprendere questo fenomeno, dobbiamo fare ricorso a discipline quali la biologia evoluzionistica, la chimica e l’endocrinologia. 

Ora la questione si fa ancora meno romantica.

 

Volendo sintetizzare, tali discipline ci aiutano a comprendere cosa è e come avviene la fase di innamoramento tra due individui: ci si incontra, ci si piace, nel giro di una manciata di minuti si è ufficialmente innamorati della persona che abbiamo di fronte. Nel nostro complesso cervello aumenta subito la produzione di Dopamina, Noradrenalina e Feniletilamina, i neurotrasmettitori che ci danno la sensazione di benessere, di serenità, di euforia, di entusiasmo, sostanzialmente di piacere. Tali neurotrasmettitori sono i medesimi prodotti dalle droghe e creano dunque nell’individuo innamorato una vera e propria dipendenza.

 

Quindi l’innamoramento è sostanzialmente una droga e la persona innamorata è essenzialmente un “drogato”? 

Da un punto di vista chimico sì: non possiamo fare a meno dell’altra persona, ci manca da morire, viviamo per lei, tutto il resto non ha più importanza e la vita sembra improvvisamente molto più bella e più degna di essere vissuta. Si entra in una vera e propria “astinenza”: la persona della quale siamo innamorati ci dona un piacere così forte, tale da spingere il nostro cervello a ricercare compulsivamente il raggiungimento di quel piacere. 

 

Questa considerazione, però, non ha una connotazione negativa, ma anzi rappresenta un fenomeno assolutamente naturale e positivo: la funzione biologica dell’ innamoramento è evidentemente legata al discorso riproduttivo. Sostanzialmente i 12 mesi circa rappresentano il tempo sufficiente e necessario per conoscere un partner, unirsi sessualmente a questo, portare avanti una gravidanza e vedere partoriti i propri geni.

Dunque da un punto di vista prettamente biologico l’innamoramento vero e proprio perde la sua ragion d’essere dopo questo periodo di tempo.  

Tale cambiamento dunque non deve di per sé spaventare.

 

E dopo cosa succede?

Tendenzialmente ci sono due possibilità:

 

1) svanita la fase dell’innamoramento, finisce anche il rapporto di coppia, non si è più presi emotivamente/sessualmente dal proprio partner. 

 

Immagino sarà capitato anche a voi di conoscere persone che si innamorano spesso, con una certa facilità e che ogni volta sembrano, a detta loro, aver trovato l’anima gemella. Anima gemella che poi non si rivelerà tale e che per questo li spingerà a trovarne subito un’altra.

Ecco, questa è la massima espressione dell’innamoramento: dopamina a mille, dipendenza, spinta emotiva e sessuale alle stelle, dopodiché punto, avanti il prossimo. Molte relazioni si sviluppano così, esaurendosi in tempi relativamente brevi o protraendosi anche per anni, ma senza più una forte spinta emotiva, né un progetto di vita condiviso.

 

2) finito l’innamoramento, subentra l’amore: parliamo del bene profondo, del mettersi nei panni dell’altro, visto come soggetto portatore di emozioni e bisogni e non solo come oggetto del nostro desiderio, di un progetto di vita comune, di figli, di famiglia.

Parliamo di un impegno comune del partner verso l’altro, parliamo del fare una scelta consapevole, matura e responsabile.

Parliamo di un rapporto di coppia basato, come suggerisce Erich Fromm nel suo famoso saggio “L’arte di amare”, sui pilastri della premura, della responsabilità, del rispetto e della profonda conoscenza reciproca.

 

Per raggiungere il livello di una coppia che si ama davvero è necessario dunque un fortissimo investimento affettivo, una grande maturità e responsabilità, coraggio, passione e il superamento di ogni eventuale residuo narcisistico che nella fase dell’innamoramento è fisiologico.

E non tutti sono in grado di farlo. A volte è in grado solo uno dei partner, a volte nessuno dei due.

 

L’innamoramento è dunque la fase ludica, sperimentale, narcisistica, leggera della relazione di coppia; l’amore è la fase più impegnata, rischiosa, ma potenzialmente anche quella che può dare maggiori soddisfazioni e un maggiore benessere generale.

 

E’ fondamentale però che i partner che vivono un legame d’amore da diversi anni non si diano mai per scontati, ma che si co-costruiscano ogni giorno come coppia in continua evoluzione, usando il loro sentimento, ma anche la loro intelligenza per continuare a tenere viva la passione.

Passione che, seppur difficilmente tornerà quella dei primissimi tempi, dovrà comunque trovare altre strade per potersi esprimere.

L’amore in una coppia non può e non deve assolutamente essere solo sacrificio.

 

dott. Alessandro Costantini 

0 Commenti