domande frequenti sulla separazione dei conviventi

L'avvocato matrimonialista Vanda Lops, del foro di Roma, risponde a domande frequenti su convivenza di fatto e separazione dei conviventi.

Per ogni questione legale relativa alla famiglia di fatto 


Due anni fa la sede di lavoro del mio convivente è stata trasferita e per seguirlo ho rinunciato al mio lavoro. Se la relazione dovesse finire potrei ottenere un assegno di mantenimento?

Se lei fosse sposata, considerato che la decisione di rinunciare al suo reddito da lavoro è stata assunta nell'interesse della coppia, avrebbe senz'altro diritto a ricevere dal suo partner un assegno di mantenimento.

Ma in una coppia di fatto non esistono obblighi reciproci al mantenimento e, pertanto, in caso di separazione lei non potrà pretendere dal suo compagno di mantenere lo stesso tenore di vita goduto in costanza di convivenza.

Solo nel caso in cui lei dovesse trovarsi in stato di bisogno, potrà chiedere al giudice che obblighi l'ex partner a prestarle un assegno alimentare, come previsto dalla Legge 20 maggio 2016 n. 76 (legge Cirinnà).

Quali sono i diritti dei figli nati fuori dal matrimonio ed i doveri dei genitori nei loro confronti?

Per effetto di importanti riforme intervenute negli ultimi anni* nel nostro ordinamento è stata definitivamente eliminata la differenza di stato fra i figli nati nel matrimonio (figli legittimi) ed i figli nati fuori dal matrimonio (figli naturali).

Oggi finalmente i figli hanno tutti il medesimo stato giuridico ed i medesimi diritti e doveri. 

 

* Legge n. 219/2012 e Decreto Legislativo n. 154/2013, entrato in vigore il 7.2.2014.

La mia convivente vuole separarsi, abbiamo due figli minorenni, l'affidamento potrà essere condiviso e potrò vedere liberamente i miei figli?

Si, le norme sull'affidamento ed il mantenimento dei figli minori sono identiche a quelle previste in caso di separazione e divorzio.

Pertanto, il regime sarà di affidamento condiviso e lei potrà continuare ad avere con i suoi ragazzi un rapporto continuativo, se non vi sono motivi per l'affidamento esclusivo (ipotesi marginali).

 

Il principio di bigenitorialità si applica anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio: il diritto di avere rapporti sereni e continuativi con entrambi i genitori è un diritto di tutti i bambini.

Mi sto per separare dal mio convivente, abbiamo un figlio minorenne riconosciuto, come funziona la regolamentazione dell'affidamento dei figli minori e qual'è il tribunale competente?

In caso di separazione dei genitori non sposati, come detto sopra, si applicano le stesse norme previste per la separazione ed il divorzio con riguardo all'affidamento al mantenimento dei figli

L'autorità giudiziaria competente è il tribunale del luogo di residenza dei figli.

Il tribunale per i minorenni è competente solo per i casi in cui - per  gravi motivi - un genitore voglia chiedere provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale dell'altro.

Sto per separarmi dal mio compagno, se non troviamo un accordo sulla gestione dei figli e sull'abitazione della casa in comproprietà, cosa posso fare?

Può rivolgersi ad un avvocato esperto nel diritto di famiglia, che cercherà di trovare un accordo con il padre dei suoi figli.

Se non si potrà giungere ad un accordo equo e ragionevole il suo avvocato agirà in via contenziosa (con un ricorso ex art. 337 bis c.c.).

In questo caso sarà il giudice a stabilire con quale dei genitori continueranno a convivere i figli e quando l'altro genitore potrà vederli e tenerli con sé; chi resterà nella casa familiare e la misura dell'assegno di mantenimento che il genitore non convivente con i figli dovrà corrispondere all'altro.

Se i genitori non sposati in procinto di separarsi trovano un accordo sull'affidamento ed il mantenimento dei figli non occorre andare in tribunale?

Si, ma si tratta di una scelta conveniente solo se si ha l'assoluta certezza che nulla cambierà in futuro e che l'accordo sarà sempre rispettato spontaneamente.

In caso contrario è bene rivolgersi ad un avvocato esperto in diritto di famiglia, il quale chiederà al tribunale competente che l'accordo fra le parti sia trasfuso in un provvedimento giudiziario.

In questo modo ciascuno dei genitori sarà tutelato da eventuali "ripensamenti" dell'altro.

 

Ad esempio, poniamo il caso che gli ex conviventi abbiano concordato che i figli minori continuino a convivere stabilmente con la madre e che il padre versi un certa somma per il loro mantenimento. Qualora il padre dovesse venir meno all'accordo e non versare l'assegno periodico, la madre avrà un provvedimento esecutivo con il quale pignorare lo stipendio (o il conto in banca o un bene immobile) del genitore inadempiente.

Nel caso poi che fosse la madre del nostro esempio ad avere ripensamenti ed a pretendere una somma maggiore di quella concordata, o differenti di modalità di visita ai figli, il provvedimento dell'autorità giudiziaria tutelerà le ragioni del padre.

 

Quando i genitori non sposati si separano, se hanno trovato un accordo raramente percepiscono l'importanza di regolare in via formale i patti fra loro intervenuti, ma sono questi i casi in cui la consulenza e l'assistenza di un avvocato esperto nel diritto di famiglia sono più che mai utili.


Per ogni questione legale relativa alla separazione dei conviventi



Articoli e news dal blog

Alimenti all’ex convivente, la pronuncia del Tribunale di Milano

Il convivente di fatto può ottenere un assegno alimentare dall’ex partner, ma la convivenza deve essere cessata dopo l’entrata in vigore della legge Cirinnà (5 giugno 2016).

La domanda di alimenti non va proposta nella controversia riguardante i figli minori, ma con un separato giudizio.

 

E’ quanto stabilito dal Tribunale di Milano con ordinanza della nona sezione, pubblicata ieri. 

La legge Cirinnà entrata in vigore lo scorso anno ha introdotto nel nostro ordinamento non solo l’istituto dell’unionie civile fra persone dello stesso sesso, ma anche il diritto dell’ex convivente di chiedere un assegno alimentare all’ex partner [1].

 

La legge precisa che il diritto sorge solo in caso di cessazione della convivenza di  fatto e qualora colui che richiede l’assegno versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento.  

In  tali  casi,  gli alimenti sono assegnati per  un  periodo  proporzionale  alla  durata della convivenza e nella misura determinata dal giudice secondo le regole generali vigenti in materia: in proporzione del bisogno di chi li domanda e delle condizioni economiche di chi deve somministrarli. 

Non devono tuttavia superare quanto sia necessario per la vita dell'alimentando, ma occore tenere presente la sua posizione sociale [2].

L’obbligo alimentare del convivente, precisa infine la legge, è adempiuto con precedenza sui fratelli e sorelle.

 

L’ordinanza di ieri del Tribunale di Milano ha chiarito che la legge non è retroattiva e dunque il momento in cui sorge il diritto agli alimenti, cioè la cessazione della convivenza di fatto, deve essere successivo all’entrata in vigore della norma che prevede il diritto stesso (cioè il 5 giugno 2016).

 

Il provvedimento ha infine chiarito che la domanda per gli alimenti è inammissibile quando proposta nel procedimento per la regolamentazione del regime di affidamento e mantenimento dei figli minori.

Quest’ultimo procedimento, infatti, che segue la procedura molto snella del rito camerale [3], non può essere dilatato nel tempo per l’esame di domande diverse da quelle relative alla tutela dei figli minori. Ragioni di economia processuale non possono consentire di rallentare la trattazione della controversia minorile, che è prioritaria.

 

La causa relativa agli alimenti va dunque instaurata separatamente, con atto di citazione, sarà regolata dalle norme sostanziali previste dal codice civile [4] e dalle norme processuali previste in materia di alimenti [5].

 

Ulteriori chiarimenti sulla fine della convivenza in questa pagina.

 

di Vanda Lops

 

[1] Legge 20 maggio 2016 n. 76, art. 65

[2] art. 438 cod. civ.

[3] art. 38 disp. att. cod. proc. civ.

[4] articoli 433 e seguenti cod. civ.

[5] articoli 163 e seguenti cod. proc., con competenza del giudice ordinario in composizione monocratica, senza l’intervento del pubblico ministero.

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Prevenire la sottrazione internazionale di minori

La sottrazione internazionale di minorenni indica la situazione in cui un minore viene condotto e trattenuto all’estero illecitamente, senza il consenso di colui che esercita la responsabilità genitoriale sul minore stesso.

Tale situazione si verifica in genere ad opera di uno dei genitori del minorenne, il quale senza il consenso dell’altro genitore conduce e trattiene all’estero il figlio, lontano dalla residenza abituale del bambino.

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Il giudice non può imporre ai genitori percorsi di psicoterapia o di sostegno alla genitorialità

 

E’ quanto statuito da una recente pronuncia della Corte di Cassazione, che ha annullato un decreto della Corte d’Appello di Firenze [1]

 

Nel corso del procedimento in Corte d’Appello, per la regolamentazione del regime di affidamento di un figlio minore, nato fuori dal matrimonio, la consulenza tecnica d’ufficio disposta dal giudice aveva rilevato il fallimento del tentativo di mediazione, per l’alta conflittualità esistente fra i genitori, ancora troppo coinvolti emotivamente nella loro disputa personale, immaturi, non rispettosi dei rispettivi ruoli genitoriali, incapaci di avere un comportamento collaborativo nella gestione dei compiti di accudimento ed educazione del figlio.

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Trasferimento di residenza del figlio minore in regime di affidamento condiviso

La legge (art. 337 ter c.c.) prevede che anche in seguito alla separazione o al divorzio, o alla separazione di fatto dei genitori, la responsabilità genitoriale sui figli minori debba essere esercitata da entrambi questi ultimi, di comune accordo.

Si tratta dell’affidamento condiviso, per effetto del quale tutte le decisioni più importanti riguardanti la salute, l’istruzione e l’educazione dei figli devono essere concordate.

In mancanza di accordo fra i genitori la decisione è rimessa al giudice.

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Cassazione: PAS, il giudice verifichi il fondamento scientifico della CTU

Corte di Cassazione - Sezione I -  Sentenza 20 marzo 2013, n. 7041

OMISSIS

Svolgimento del processo

1. - I coniugi O.G. e M.D., dalla cui unione, era nato, in data l6 aprile 2002, il figlio L.E., a seguito di una crisi insorta dopo pochi anni di convivenza, si separavano consensualmente nel febbraio, del 2005. 

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Le competenze del miglior avvocato matrimonialista

Quali sono le competenze del miglior avvocato divorzista, chi è il miglior avvocato matrimonialista per esempio a Roma, chi è il miglior avvocato divorzista in Italia e come lavora il miglior avvocato divorzista a livello nazionale, sono queste le domande che si pone un coniuge in procinto di separarsi o divorziare.

 

Un buon avvocato divorzista deve essere esperto di diritto di famiglia, che è materia vasta e complessa.

Non esiste una specializzazione nel diritto di famiglia, dunque non vi è un titolo formale di avvocato matrimonialista o avvocato divorzista, ma le competenze si costruiscono con anni di studio e di esperienza nelle aule dei tribunali.

 

Gli avvocati divorzisti, esperti di diritto di famiglia, riusciranno a tutelare a pieno i diritti dei clienti solo se avranno competenze anche:

 

- nel diritto penale, per gestire casi di maltrattamenti in famiglia, abusi su minori, stalking, altri casi di violenza intrafamiliare; o reati come l’ingiuria, la diffamazione o la calunnia (troppo spesso) commessi da un coniuge in danno dell’altro;

 

- nel diritto di famiglia internazionale: si pensi ai matrimoni misti, con coniugi di diversa cittadinanza, sempre più numerosi nel nostro paese in seguito ai flussi migratori degli scorsi anni, o ai casi nei quali uno dei coniugi risiede all’estero, casi nei quali si pongono complessi problemi di giurisdizione e di legge applicabile; ai casi in cui occorre ottenere il riconoscimento di una sentenza emessa da un’autorità giudiziaria straniera o in cui occorre dare esecuzione all’estero di un provvedimento emesso in Italia; ed ancora, alle ipotesi di sottrazione internazionale di minorenni ed alle procedure per il rimpatrio del minore.

 

Fondamentale per il buon avvocato matrimonialista è essere attento alla realtà sociale della famiglia, per approntare tutela anche dove vi è un vuoto normativo.

E' inoltre importante l'aggiornamento professionale costante, trattandosi di materia nella quale la normativa e la giurisprudenza sono in continua evoluzione: basti pensare che negli ultimi anni sono intervenute novità legislative quali (per citarne alcune) l'equiparazione del trattamento dei figli nati fuori dal matrimonio ai figli nati dall'unione matrimoniale (con l'eliminazione degli status di figlio legittimo e figlio naturale), il divorzio breve, il riconoscimento di diritti ai conviventi di fatto,  l'unione civile fra persone dello stesso sesso. 

 

Il miglior avvocato matrimonialista deve avere buone doti di sensibilità e capacità di empatia, ma deve anche mantenere il giusto distacco nell’esercizio della professione: il cliente è infatti fin troppo coinvolto emotivamente nella questione che lo occupa, il ruolo dell’avvocato è aiutarlo a ragionare con lucidità per fare scelte convenienti.

 

Il miglior avvocato divorzista, infine, quando è possibile deve aiutare le parti a spegnere la conflittualità e mediare fra loro. Ma soprattutto deve avere consapevolezza dell’interesse superiore da tutelare: il diritto di tutti i bambini a vivere un’infanzia serena.

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