Come comprendere se nella coppia c'è amore

 

Secondo dati Istat, negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo aumento delle separazioni e dei divorzi, nello specifico delle separazioni e dei divorzi giudiziali.

Ci si separa per diverse ragioni, o meglio, per diverse cause scatenanti: incompatibilità di carattere, divergenze di idee e valori, crisi sopraggiunte con la nascita dei figli, vita sessuale insoddisfacente, tradimenti, ecc. 

 

Aldilà delle cause scatenanti, è verosimile ritenere che alla base della fine di una relazione affettiva ci sia sostanzialmente la fine dell’amore tra i partner o la consapevolezza che un vero amore non c’è mai stato.

Nonostante le più disparate problematiche che la coppia può affrontare nel suo percorso di vita insieme infatti, se il sentimento alla base del rapporto è forte e stabile, la coppia tendenzialmente riesce a superare le difficoltà e ad uscirne anzi ulteriormente fortificata.

 

Ma come si fa a comprendere quando l’amore c’è e quando non c’è?

 

Spesso tendiamo a fare confusione tra l’ “innamoramento” e l’ “amore”, tendendo a pensare che rappresentino la stessa cosa. Ma in realtà non è proprio così.

 

L’innamoramento è scientificamente dimostrato essere un periodo ben definito e circoscritto all’interno di una relazione di coppia, che nasce, si sviluppa e si conclude mediamente nel giro di 12 mesi.

Riconosco che messa così può risultare una visione davvero poco romantica di questo tanto ambìto e discusso sentimento.

 

Per meglio comprendere questo fenomeno, dobbiamo fare ricorso a discipline quali la biologia evoluzionistica, la chimica e l’endocrinologia. 

Ora la questione si fa ancora meno romantica.

 

Volendo sintetizzare, tali discipline ci aiutano a comprendere cosa è e come avviene la fase di innamoramento tra due individui: ci si incontra, ci si piace, nel giro di una manciata di minuti si è ufficialmente innamorati della persona che abbiamo di fronte. Nel nostro complesso cervello aumenta subito la produzione di Dopamina, Noradrenalina e Feniletilamina, i neurotrasmettitori che ci danno la sensazione di benessere, di serenità, di euforia, di entusiasmo, sostanzialmente di piacere. Tali neurotrasmettitori sono i medesimi prodotti dalle droghe e creano dunque nell’individuo innamorato una vera e propria dipendenza.

 

Quindi l’innamoramento è sostanzialmente una droga e la persona innamorata è essenzialmente un “drogato”? 

Da un punto di vista chimico sì: non possiamo fare a meno dell’altra persona, ci manca da morire, viviamo per lei, tutto il resto non ha più importanza e la vita sembra improvvisamente molto più bella e più degna di essere vissuta. Si entra in una vera e propria “astinenza”: la persona della quale siamo innamorati ci dona un piacere così forte, tale da spingere il nostro cervello a ricercare compulsivamente il raggiungimento di quel piacere. 

 

Questa considerazione, però, non ha una connotazione negativa, ma anzi rappresenta un fenomeno assolutamente naturale e positivo: la funzione biologica dell’ innamoramento è evidentemente legata al discorso riproduttivo. Sostanzialmente i 12 mesi circa rappresentano il tempo sufficiente e necessario per conoscere un partner, unirsi sessualmente a questo, portare avanti una gravidanza e vedere partoriti i propri geni.

Dunque da un punto di vista prettamente biologico l’innamoramento vero e proprio perde la sua ragion d’essere dopo questo periodo di tempo.  

Tale cambiamento dunque non deve di per sé spaventare.

 

E dopo cosa succede?

Tendenzialmente ci sono due possibilità:

 

1) svanita la fase dell’innamoramento, finisce anche il rapporto di coppia, non si è più presi emotivamente/sessualmente dal proprio partner. 

 

Immagino sarà capitato anche a voi di conoscere persone che si innamorano spesso, con una certa facilità e che ogni volta sembrano, a detta loro, aver trovato l’anima gemella. Anima gemella che poi non si rivelerà tale e che per questo li spingerà a trovarne subito un’altra.

Ecco, questa è la massima espressione dell’innamoramento: dopamina a mille, dipendenza, spinta emotiva e sessuale alle stelle, dopodiché punto, avanti il prossimo. Molte relazioni si sviluppano così, esaurendosi in tempi relativamente brevi o protraendosi anche per anni, ma senza più una forte spinta emotiva, né un progetto di vita condiviso.

 

2) finito l’innamoramento, subentra l’amore: parliamo del bene profondo, del mettersi nei panni dell’altro, visto come soggetto portatore di emozioni e bisogni e non solo come oggetto del nostro desiderio, di un progetto di vita comune, di figli, di famiglia.

Parliamo di un impegno comune del partner verso l’altro, parliamo del fare una scelta consapevole, matura e responsabile.

Parliamo di un rapporto di coppia basato, come suggerisce Erich Fromm nel suo famoso saggio “L’arte di amare”, sui pilastri della premura, della responsabilità, del rispetto e della profonda conoscenza reciproca.

 

Per raggiungere il livello di una coppia che si ama davvero è necessario dunque un fortissimo investimento affettivo, una grande maturità e responsabilità, coraggio, passione e il superamento di ogni eventuale residuo narcisistico che nella fase dell’innamoramento è fisiologico.

E non tutti sono in grado di farlo. A volte è in grado solo uno dei partner, a volte nessuno dei due.

 

L’innamoramento è dunque la fase ludica, sperimentale, narcisistica, leggera della relazione di coppia; l’amore è la fase più impegnata, rischiosa, ma potenzialmente anche quella che può dare maggiori soddisfazioni e un maggiore benessere generale.

 

E’ fondamentale però che i partner che vivono un legame d’amore da diversi anni non si diano mai per scontati, ma che si co-costruiscano ogni giorno come coppia in continua evoluzione, usando il loro sentimento, ma anche la loro intelligenza per continuare a tenere viva la passione.

Passione che, seppur difficilmente tornerà quella dei primissimi tempi, dovrà comunque trovare altre strade per potersi esprimere.

L’amore in una coppia non può e non deve assolutamente essere solo sacrificio.

 

dott. Alessandro Costantini 

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