Assegnazione della casa coniugale e nuova convivenza dell'assegnatario

 

 

Se il genitore che abita nella casa familiare assegnatagli dal giudice contrae nuovo matrimonio o inizia una convivenza stabile il diritto al godimento della casa non viene meno automaticamente, ma occorre sempre valutare prioritariamente gli interessi della prole.

 

Nei procedimenti di separazione, divorzio, affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio, il provvedimento di assegnazione della casa familiare viene emesso dal giudice in favore del genitore con il quale convivono stabilmente i figli minori [1].

 

La legge prevede inoltre che “ il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l'assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio” [2].

 

Con riguardo alle ipotesi di nuova convivenza o nuovo matrimonio, la Corte Costituzionale ha statuito che la norma non può interpretarsi nel senso che dette circostanze devono considerarsi idonee, di per sé, a determinare la cessazione dell’abitazione,  ma il giudice deve sempre valutare quale è il prioritario interesse del figlio minore [3].

E dunque, la normativa va interpretata nel senso che l'assegnazione della casa coniugale non viene meno di diritto al verificarsi degli eventi di cui si tratta (instaurazione di una convivenza di fatto, nuovo matrimonio), ma la decadenza dall’assegnazione deve essere subordinata ad un giudizio di conformità all'interesse del minore.

In caso contrario si determinerebbe una discriminazione nella tutela dei minori in ragione delle scelte di vita del genitore.

 

Detto principio è stato ribadito da una recente pronuncia della Corte di Cassazione[4], con la quale è stato rigettato il ricorso di un genitore avverso la sentenza della Corte d’Appello di Roma, la quale aveva confermato una pronuncia del Tribunale di Roma che aveva negato la revoca del provvedimento di assegnazione della casa familiare in favore della ex compagna, madre convivente con i due figli minori, dopo che quest’ultima aveva contratto nuove nozze e cominciato a convivere con il coniuge nella casa di proprietà dell’ex partner.

 

Si legge nella pronuncia della Suprema Corte che “ i giudici d’appello hanno confermato la persistenza dell'interesse dei due figli minorenni delle parti a mantenere la convivenza nell'habitat domestico con la madre affidataria e ciò anche verificando se la presenza nell'alloggio della nuova persona fosse pregiudizievole per i minori, al riguardo osservando che non era specificamente emerso che per loro fosse nociva o diseducativa …  i giudici di merito hanno ineccepibilmente inteso ed applicato il dettato normativo”.

 

[1] art. 337 sexies c.c.

[2] art. 337 sexies c.c.

[3] Corte Costituzionale, Sentenza 30 luglio 2008 n. 308

[4] Corte di Cassazione, Sentenza 15.07.2014 n. 16171

 

Avv. Vanda Lops

 

 

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Commenti: 3
  • #1

    Ivana (martedì, 16 dicembre 2014 16:12)

    Ho dovuto chiedere la separazione giudiziaria perché il marito non vuole saperne di separarsi, per vendetta, per motivi economici ha chiesto di avere i figli e li sta completando contro di me, usandoli per infastidirmi .Vuole entrare nella casa coniugale la quale ci sono due mutui,un mutuo è cointestato ed è della casa e un mutuo è per l'azienda (adesso è in situazioni critiche)e che io ho garantito con una firma la mia parte di casa, io la casa gluela lascio volentieri senza niente in cambio, ma voglio però che se la intesti e mi tolga la firma, come posso fare?

  • #2

    matilde caviglia (mercoledì, 18 marzo 2015 20:57)

    Buonasera, nel caso di separazione non consensuale senza figli
    minori, pagata
    al 50 per cento
    dai coniugi a chi spetta la casa ad uso abitazione? L altro coniuge puo chiedere l equivalente economico della sua parte x acquistare un altro alloggio?
    Grazie.
    M. Caviglia
    matilde-caviglia@virgilio.it
    cell. 3398719529

  • #3

    barbara (martedì, 02 giugno 2015 11:05)

    sono una collega e mi farebbe piacere avere un confronto con Voi.
    ho un cliente che è padre naturale di una bimba minore. la relazione con la madre della piccola si è interrotta. in sede di separazione il mio assistito ha concesso alla figlia e per la figlia l'abitazione di sua proprietà. dunque la bambina vive in questo appartamento con la madre. ora la madre si è risposata ed in questo alloggio è andato a vivere il marito della donna. Il padre versa un assegno di mantenimento alla figlia, ed in più vede vivere nel proprio appartamento un altro uomo che non lavora e non paga affitto.
    ovviamente non mi sembra giusto. il matrimonio può essere elemento nuovo per richiedere modifica assegno minore??
    grazie per l'attenzione.
    Barbara.