come si calcola l'assegno di mantenimento del coniuge

Il coniuge al quale non è addebitata la separazione ha diritto di ricevere dall'altro un assegno di mantenimento, se è sprovvisto di adeguati redditi propri (tipico esempio la moglie casalinga, disoccupata, disabile o il marito disoccupato o disabile). 

Si tratta di un assegno mensile, o comunque periodico, rivalutabile annualmente secondo gli indici ISTAT. 

 

Vediamo come si calcola l'assegno di mantenimento del coniuge. 

 

I presupposti per ottenere l'assegno di mantenimento sono, in buona sostanza: 
- la non addebitabilità della separazione al coniuge che chiede il mantenimento;
- la mancanza di adeguati redditi propri: affinché si abbia tale requisito non occorre uno stato di indigenza o di totale assenza di mezzi di sostentamento, ma deve sussistere una notevole disparità economica fra i due coniugi;
- l'impossibilità per il coniuge che chiede il mantenimento, di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio.

Per il calcolo di tale assegno, il giudice deve quindi valutare la situazione economica complessiva di entrambi i coniugi, tenendo conto non solo dei redditi, ma anche del patrimonio degli stessi e della loro capacità di lavoro. 

Il giudice, compiuta la suddetta valutazione, può anche statuire che ciascuno dei coniugi provveda autonomamente al proprio mantenimento: se non vi è un coniuge debole (ad esempio se la moglie, che in genere è il coniuge debole, è lavoratrice o ha redditi da altre fonti e non vi è disparità rispetto ai redditi del marito) non spetta ad alcuno l'assegno di mantenimento. 


Come si calcola l'assegno di mantenimento

 

Il giudice che stabilisce l’ammontare dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge debole in fase di separazione personale, deve tenere presente la situazione economica complessiva di entrambi i coniugi, non limitarsi alla comparazione dei rispettivi redditi.

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Assegno di mantenimento: rilevanza del contributo della famiglia d'origine

 

Le elargizioni prestate con frequenza e regolarità dai familiari, incidono sul tenore di vita dei coniugi e dunque devono essere prese in considerazione nella determinazione dell’assegno di mantenimento.

 

 

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Il pagamento del mutuo rientra nell'assegno di mantenimento

Lo ha statuito la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 20139 del 3 settembre 2013.

Con tale pronuncia la Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un coniuge che era stato condannato al pagamento della metà dei ratei del mutuo contratto per l’acquisto della casa coniugale, assegnata alla moglie convivente con i figli minori.

La Corte ha chiarito che l’art. 155 c.c., 2° comma, prevede che il Giudice stabilisce la misura e il modo con cui il coniuge non affidatario deve contribuire al mantenimento dei figli, senza essere vincolato alle domande delle parti.

 

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