domande frequenti sulla separazione

L'avvocato matrimonialista Vanda Lops, del foro di Roma, risponde alle domande che i clienti pongono con frequenza riguardo alla separazione.

 

 

 

Per assistenza su ogni questione nel diritto di famiglia, diritto internazionale e penale della famiglia 

Quali sono le differenze fra separazione consensuale e giudiziale? Cosa è cambiato dopo la legge sul divorzio breve del 2015?

La separazione consensuale è un accordo fra i coniugi sulle condizioni riguardanti i rapporti patrimoniali e l'affidamento dei figli in vista della separazione personale.

 

I procedimenti di separazione consensuale dopo le riforme del 2014 e 2015 (legge sul divorzio breve) sono: quello davanti al tribunale, quello con negoziazione assistita da avvocati, quello davanti all'ufficiale dello stato civile.

 

Il procedimento davanti al tribunale è quello che i coniugi instaurano con l'assistenza di uno o più difensori. Il tribunale recepisce l'accordo fra i coniugi con un provvedimento di "omologa" della separazione.

 

Il coniuge che vuole procedere con la separazione consensuale ma non ha trovato un'intesa con l'altro coniuge può, tramite il proprio avvocato matrimonialista, invitarlo a cercare un accordo con il procedimento di negoziazione assistita da avvocati.

Trovato l'accordo con l'aiuto dei rispettivi avvocati, i coniugi sottoscrivono una convenzione che produce gli effetti del provvedimento del tribunale.

Non occorre dunque passare dalle aule del tribunale: la convenzione firmata nello studio dell'avvocato ha i medesimi effetti del provvedimento di separazione pronunciato dall'autorità giudiziaria.

 

Se non vi sono figli minori, figli maggiorenni non autonomi, o incapaci, o portatori di handicap grave,

i coniugi possono concludere una convenzione di separazione davanti all'ufficiale dello stato civile del Comune. La convenzione - che non può contenere trasferimenti patrimoniali - produce gli effetti di un provvedimento di separazione emesso dal giudice.

 

Se l’accordo per una separazione consensuale non viene raggiunto, il coniuge che intende interrompere la convivenza deve instaurare un procedimento di separazione giudiziale: in questo caso le condizioni della separazione vengono stabilite dal tribunale.

Se i coniugi raggiungono un accordo durante lo svolgimento della causa di separazione giudiziale quest’ultimo procedimento potrà chiudersi come separazione consensuale.

Tre mesi fa mio marito è andato via di casa portando via le sue cose, posso denunciarlo per abbandono del tetto coniugale?

L’abbandono del tetto coniugale non integra di per sé un reato.

Se lei è priva di mezzi di sostentamento e suo marito non provvede a quanto necessario alle sue esigenze, egli potrebbe rispondere del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.

L’allontanamento dal domicilio domestico potrà poi essere motivo di addebito della separazione a suo marito, sempre che tale allontanamento venga considerato privo di giusta causa e fonte della crisi coniugale.

Da mesi ormai la convivenza con mia moglie è diventata impossibile, con continui litigi e scenate anche davanti ai bambini, vorrei trasferirmi in un altro appartamento, è lecito o rischio una denuncia per abbandono del tetto coniugale?

La convivenza è un dovere che nasce dal matrimonio, ma è considerata una giusta causa di allontanamento dal domicilio domestico l’esistenza di circostanze che rendono intollerabile la coabitazione o che arrecano grave pregiudizio all’educazione dei figli.

Anche la proposizione della domanda di separazione è una giusta causa di allontanamento.

In ogni caso non dovrà far mancare a sua moglie e ai suoi figli quanto necessario alle loro normali esigenze di mantenimento, per non dover rispondere del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.

Per non commettere errori consulti un buon avvocato divorzista.

Per quali motivi il giudice può pronunciare l'addebito della separazione?

L’addebito può essere pronunciato nei confronti del coniuge che ha violato i doveri di lealtà, fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nei confronti dell’altro, sempre che tali violazioni siano state la causa del fallimento del matrimonio.

Cosa comporta l'addebito della separazione?

Il coniuge al quale il giudice ha addebitato la separazione perde il diritto di ricevere l'assegno di mantenimento che gli spetta nel caso di mancanza di adeguati redditi propri.

Egli perde inoltre il diritto successorio alla quota legittima nei confronti dell’altro coniuge.


 

 

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Da mesi mia moglie rifiuta ogni rapporto intimo con me … ho il diritto di chiederle di adempiere i suoi “doveri coniugali”?

Il matrimonio comporta una generale accettazione di condivisione della vita intima, ma non una incondizionata adesione a tutti i singoli futuri rapporti: non esiste all’interno del matrimonio un dovere di compiere atti sessuali.

Dall'articolo 609 bis del codice penale emerge che la libertà sessuale è un valore fondamentale dell’individuo e che la sfera intima del coniuge è assolutamente inviolabile, al pari di quella di ogni altro individuo.

Per risolvere il problema potrebbe essere utile intraprendere una terapia di coppia.

Non servirà invece un richiamo ad assolvere “doveri coniugali” che non esistono nel nostro ordinamento.

Se la convivenza coniugale è divenuta intollerabile, lei può ovviamente chiedere la separazione. Può anche chiedere la pronuncia di addebito a sua moglie, provando che l’ingiustificato e persistente rifiuto dei rapporti intimi ha incrinato la vostra relazione ed ha causato il fallimento del matrimonio, rivolgendosi ad un avvocato esperto nel diritto di famiglia.

Ho scoperto che mio marito mi tradisce, sono riuscita ad accedere alla sua posta elettronica ed ho letto diverse e.mail della sua amante, sono furiosa e vorrei dirgli tutto quello che ho scoperto

Accedere clandestinamente ad un sistema informatico protetto è un reato previsto dal codice penale.

Così come integra reato, per esempio, sottrarre la corrispondenza personale del coniuge o leggere i messaggi sms dell’utenza cellulare di quest’ultimo.

Consideri questo prima di prendere qualsiasi decisione sull’onda di sentimenti di rabbia o di delusione e consulti subito un avvocato divorzista.


 

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Fra qualche settimana ci sarà la prima udienza nella causa di separazione iniziata da mia moglie, abbiamo due figli minori, ho chiesto l'affidamento condiviso dei miei figli, cosa prevede la legge in proposito?

L’articolo 337 ter del codice civile prevede che nella separazione e nel divorzio i figli minori debbano essere affidati ad entrambi i genitori, salvo casi marginali di affidamento esclusivo.

L’affidamento condiviso comporta che le decisioni di maggior interesse per i figli relative all'istruzione, all'educazione e alla salute vanno assunte di comune accordo.

In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice.

Il giudice stabilisce anche i tempi di permanenza dei figli presso ciascuno dei genitori.

Dalle prassi applicative della legge sull’affidamento condiviso è emerso che in genere, quando si tratta di minori in età pre-adolescenziale, i figli sono collocati stabilmente presso la madre ed il padre può far loro visita e tenerli con sé secondo un calendario stabilito dal giudice.

Il giudice deve comunque tutelare il superiore interesse del minore ed il suo diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori.

Mi sto per separare, chi ha il diritto di restare nella casa coniugale?

L'articolo 337 sexies del codice civile prevede che la casa familiare deve essere assegnata tenendo conto, prioritariamente, delle esigenze dei figli.

Ciò comporta che, generalmente, la casa viene assegnata in godimento al genitore con il quale continuerà a convivere stabilmente il figlio (minorenne o maggiorenne non autonomo).

La legge prevede espressamente che l'assegnazione della casa coniugale costituisce fattore di rilievo economico, di cui il giudice deve tenere conto nella determinazione dell'assetto economico della separazione.

In mancanza di prole da tutelare la casa coniugale non potrà essere assegnata ad alcuno dei coniugi, ma si applicherà la disciplina relativa al titolo per il quale l'immobile è nella disponibilità delle parti (proprietà, altri diritti reali, locazione, comodato...)

Siamo in regime di comunione, mio marito ha un conto corrente bancario sul quale è depositata una grande somma in titoli e contante, in fase di separazione avrò il diritto di chiedere la metà di tale somma?

Il denaro ed i titoli acquistati dal coniuge durante il matrimonio entrano nella cosiddetta comunione differita o comunione de residuo: quando la comunione si scioglie si può stabilire a quanto ammonta il patrimonio per dividerlo in quote uguali.

Prima di quel momento, durante il matrimonio, ciascuno dei coniugi può spendere ciò che guadagna (redditi da lavoro, redditi provenienti da beni personali, utili di aziende) come vuole, ovviamente dopo aver provveduto ai bisogni della famiglia.

Per effetto della nuova legge sul divorzio breve (Legge 6.5.2015 n. 55) la comunione si scioglie alla data del decreto presidenziale emesso nel procedimento di separazione giudiziale o, se la separazione è consensuale, alla data dell'udienza tenuta davanti al presidente del tribunale. Fino a quel momento, quindi, è possibile occultare il denaro o i titoli senza lasciarne traccia.

E’ conveniente cercare al riguardo un buon accordo in sede di separazione consensuale, con l'aiuto di un avvocato esperto nel diritto di famiglia.

Sto cercando con mia moglie un accordo per giungere ad una separazione consensuale, mi propone un assegno di mantenimento di euro… come faccio a sapere se la proposta è conveniente?

Valutando – insieme al suo avvocato - tutti gli aspetti della situazione per poi delineare lo scenario di una separazione giudiziale.

La convenienza di un accordo, infatti, si valuta considerando quale è la possibile alternativa. Si deve considerare cosa stabilirebbe un giudice – sulla base della legge vigente - nel caso in cui non si arrivasse ad un accordo sulla separazione consensuale. Riguardo a ciò potrà esserle di aiuto un competente avvocato divorzista.


 

 

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Sto per separarmi, abbiamo quasi trovato un accordo ed abbiamo deciso di affidarci entrambi ad un avvocato scelto da mia moglie. Ho però il dubbio che l'avvocato scelto tuteli solo gli interessi di lei

Prima di stipulare un accordo importante non si possono avere dubbi, ma occorre la consapevolezza di aver raggiunto condizioni giuste ed eque.

Con il proprio avvocato, inoltre, va instaurato un rapporto di fiducia.

Se – per qualsiasi motivo – ha dubbi sull’operato dell’avvocato scelto da sua moglie, la cosa più corretta da fare verso tutti, compreso sé stesso, è nominarne un altro che goda della sua piena fiducia.

Se invece ha solo qualche dubbio da chiarire, può chiedere una consulenza ad un secondo professionista, il quale potrà fornirle chiarimenti, senza però interferire con il lavoro del collega al quale lei ha già affidato l’incarico.

Quali sono, secondo lei, le caratteristiche che deve avere un buon avvocato matrimonialista?

Un buon avvocato matrimonialista deve – ovviamente - essere competente ed esperto nella materia: lo studio legale deve avere un dipartimento o almeno un professionista che si occupa prevalentemente del diritto di famiglia, materia che non può essere trattata nei ritagli di tempo, fra una causa e l’altra in settori diversi.

Deve ascoltare attentamente le esigenze del cliente: nell’impostare una strategia processuale l’avvocato deve considerare quale risultato concreto il cliente vuole ottenere.

Deve consigliare al cliente le scelte più razionali e convenienti, oltre che informarlo sui suoi diritti e sul modo migliore di tutelarli.

Deve fornire risposte rapide, perché quasi sempre nel diritto di famiglia le questioni trattate hanno carattere urgente.

Infine, un avvocato divorzista deve essere dotato di particolare sensibilità, perché le questioni trattate spesso non coinvolgono solo gli interessi economici, ma anche gli affetti ed i sentimenti delle persone (fra le quali vi sono spesso minori).

Vorrei risposarmi ma è in corso da anni la causa di separazione. E' possibile accorciare i tempi per il divorzio? Cosa prevede la nuova legge sul divorzio breve?

La nuova legge sul divorzio breve ha ridotto questi termini. Per proporre la domanda di divorzio, dunque, se la separazione è stata consensuale (o il procedimento giudiziale si è trasformato in consensuale), devono essere trascorsi sei mesi dalla comparizione delle parti davanti al presidente del tribunale. Se il procedimento è stato giudiziale, deve essere trascorso un anno dalla comparizione delle parti davanti al presidente del tribunale e deve essere stata pronunciata sentenza di separazione passata in giudicato.

Per accelerare i tempi del divorzio è possibile chiedere nella causa di separazione giudiziale una sentenza parziale di separazione: in questo modo la causa prosegue per la definizione delle questioni economiche e relative all’affidamento dei figli, ma è consentito proporre la domanda di divorzio.

La vigente normativa comunitaria (Regolamento CE n. 2201 del 2003) prevede il riconoscimento automatico nel nostro paese delle pronunce di divorzio emesse in ogni Stato membro dell’Unione Europea. 

A determinate condizioni, i cittadini italiani possono – anche in soli sei mesi – ottenere all’estero una pronuncia di divorzio valida ed esecutiva in Italia, senza passare per il procedimento di separazione.

QUALI SONO I COSTI DI UNA SEPARAZIONE CONSENSUALE?

I costi dipendono dalla procedura - davanti al tribunale o con negoziazione assistita- e dalla tariffa applicata dal professionista al quale ci si rivolge.

La legge prevede che il cliente ha diritto di chiedere all'avvocato un preventivo di parcella per l'assistenza legale.


Lo Studio Legale Lops fornisce ai clienti  il preventivo di parcella per l'assistenza nel procedimento di separazione consensuale davanti al Tribunale, quello con negoziazione assistita e quello giudiziale