IL MATRIMONIO

Con il matrimonio, gli sposi acquistano lo status di coniugi, al quale sono connessi diritti e doveri caratterizzati dalla reciprocità. 

L'articolo 29 della nostra Costituzione afferma che la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare. 

Contrarre liberamente matrimonio è un diritto costituzionalmente garantito. 

MATRIMONIO CIVILE - MATRIMONIO CONCORDATARIO

Il marimonio nel nostro ordinamento può essere celebrato in due diverse forme: il matrimonio civile (celebrato davanti al sindaco o a un suo delegato) e il matrimonio concordatario (celebrato davanti ad un sacerdote) e stipulato secondo il diritto canonico. Il matrimonio concordatario viene trascritto nei registri dello stato civile, acquisendo in tal modo gli effetti civili. 


Nonostante la Costituzione preveda l'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, rifacendosi al principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3, il nostro paese ha dovuto attendere la riforma del diritto di famiglia del 1975 perché la parità coniugale potesse diventare effettiva.

Ed infatti, ad esempio, l'istituto della cosiddetta potestà maritale, per la quale la moglie era obbligata ad assumere il cognome del marito e a seguirne la residenza, è rimasto in vigore fino alla riforma del diritto di famiglia del '75.

 

Nel nostro paese non si configura, diversamente da altri paesi, che anche le coppie omosessuali possano contrarre matrimonio e adottare figli.

L'articolo 143 del codice civile, novellato dalla riforma del '75, coerentemente con il principio costituzionale dell'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, prevede che con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.

L'articolo 144 del codice civile, inoltre, nel dare attuazione al principio di parità fissato dall'articolo 143, prevede il criterio dell'accordo fra i coniugi nella definizione dell'indirizzo della vita familiare: i coniugi concordano fra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa. A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare l'indirizzo concordato.

DIRITTI E DOVERI DEI CONIUGI - COABITAZIONE - FEDELTÀ CONIUGALE - COLLABORAZIONE

La legge prevede che dal matrimonio derivano diritti e doveri per i coniugi: gli obblighi reciproci alla coabitazione, alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale e alla collaborazione nell'interesse della famiglia (art. 143 c.c.).

Si tratta di obblighi di contenuto personale (coabitazione, fedeltà, assistenza morale) e patrimoniale (assistenza materiale). 

VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI CONIUGALI - ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE

La violazione di tali obblighi può dar luogo all'addebito della separazione, quando dal comportamento del coniuge è derivata l'impossibilità della prosecuzione della convivenza o un pregiudizio per i figli. 

Il comportamento del coniuge che, abbandonando senza giusta causa il domicilio domestico fa mancare i mezzi di sussistenza ai propri congiunti, può integrare il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare di cui all'articolo 570 del codice penale.

La proposizione della domanda di separazione, o di annullamento del matrimonio, o di divorzio costituisce giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare. 

DOVERE DI EDUCAZIONE E MANTENIMENTO DEI FIGLI - RESPONSABILITÀ' GENITORIALE

Il matrimonio impone ad entrambi i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni (artt. 147 e 315 bis c.c.). 

 

La legge prevede che entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale che è esercitata di comune accordo tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio. I genitori di comune accordo stabiliscono la residenza abituale del minore.

In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei.

Il giudice, sentiti i genitori e disposto l'ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento, suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell'interesse del figlio e dell'unità familiare.

Se il contrasto permane il giudice attribuisce il potere di decisione a quello dei genitori che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l'interesse del figlio (art. 316 c.c.)

 

Con riguardo all'obbligo di mantenimento dei figli la legge prevede che i genitori devono adempierlo in proporzione delle rispettive sostenze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo.
Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità (i nonni), sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinchè possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli (artt. 148 e 316 bis c.c.)

 

In caso di inadempimento del genitore al suo obbligo di mantenere i figli, chiunque vi abbia interesse può chiedere al Presidente del Tribunale un decreto con il quale si ordina che una quota dei redditi dell'obbligato venga versata direttamente all'altro genitore o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione dei minori (artt. 148 e 316 bis c.c.).

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