regole dell'affidamento condiviso

I provvedimenti sull'affidamento dei figli sono emessi nel procedimento di separazione (consensuale o giudiziale) e di divorzio (congiunto o giudiziale).

 

Per i figli nati fuori dal matrimonio detti provvedimenti sono emessi in un procedimento instaurato da uno dei genitori, o da entrambi se è stato raggiunto un accordo.

 

La legge prevede due princìpi ai quali attenersi:

 

1. la tutela esclusiva dell’interesse morale e materiale del minore,

è il criterio cardine che il giudice deve seguire ed è prioritario rispetto al principio di bigenitorialità (di seguito chiarito);

 

2. il principio di bigenitorialità,

prevede che il figlio ha il diritto di mantenere un rapporto continuativo con ciascuno dei  genitori, di essere accudito da entrambi e di conservare rapporti significativi con i nonni ed i parenti di ciascun ramo genitoriale.

 

Il giudice deve quindi valutare prioritariamente la possibilità di statuire l’affidamento condiviso.

quali decisioni devono essere concordate fra i genitori

Le regole dell'affidamento condiviso prevedono che tutte le decisioni sulla vita dei figli minori - salute, istruzione, educazione, città di residenza - devono essere concordate fra i genitori.

Pertanto devono essere concordate le scelte riguardanti le cure mediche, la scuola (pubblica o privata), le attività extra scolastiche di istruzione (ad esempio i corsi di lingue straniere, i corsi di musica o teatro, ecc...), le attività sportive, le relazioni sociali (ad esempio la frequentazione di comunità parrocchiali o altre associazioni).

 

In caso di disaccordo, ciascuno dei genitori può rivolgersi al giudice.

Un utile strumento stragiudiziale per la ricerca di accordi fra i genitori è la mediazione familiare.

 

I tempi di permanenza del figlio presso ciascun genitore vengono stabiliti dagli stessi genitori o - in mancanza di accordo - dal giudice.

 

In sede giudiziaria contenziosa - quando manca un accordo -  il figlio in genere è collocato in via prevalente presso un genitore ( il "collocatario", al quale viene assegnata la casa familiare) ed è previsto un calendario di visite e tempi di permanenza del bambino presso l'altro genitore ("non collocatario").

Quest'ultimo dovrà corrispondere al genitore collocatario un assegno mensile per il mantenimento del minore.

 

Se uno dei genitori non rispetta la regole dell'affidamento condiviso e non si attiene alle condizioni dettate dal giudice, il suo comportamento potrà essere valutato quale motivo per disporre una modifica della modalità di affidamento.

Esempi di comportamento inadempiente alle regole sull'affidamento condiviso sono (fra altri):

- il comportamento del genitore collocatario ostruzionistico degli incontri del bambino con l'altro genitore;

- il mancato rispetto da parte del genitore non collacatario del calendario di visite e tempi di permanenza del minore presso di sé;

- il comportamento denigratorio e svalutante dell'altra figura genitoriale;

- il comportamento non collaborativo nella ricerca di accordi sulle decisioni riguardanti la vita del figlio.


Il giudice non può imporre ai genitori percorsi di psicoterapia o di sostegno alla genitorialità

 

I trattamenti sanitari per la maturazione personale ed il raffreddamento della conflittualità fra i genitori devono essere liberamente scelti da questi ultimi, non possono essere prescritti dal giudice investito della controversia sull'affidamento dei figli minori. 

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Trasferimento di residenza del figlio minore in regime di affidamento condiviso

Trasferire il figlio minore è una decisone che deve essere concordata dai genitori, ma tenendo conto dell'interesse esclusivo del figlio, non di quello dei genitori: è quindi lecito - anche in mancanza di accordo - se risulta la scelta migliore per tutelare il benessere morale e materiale del bambino.

 

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