Come si calcola l'assegno di mantenimento

Il giudice, quando pronuncia la separazione personale, per stabilire l’ammontare dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge debole deve tenere presente la situazione economica complessiva di entrambi i coniugi, non limitarsi alla comparazione dei rispettivi redditi.

Lo ha ribadito di recente la Corte di Cassazione con ordinanza del 4 novembre 2015 (n. 22063).

Nel caso sottoposto alla Corte, in primo grado, il Tribunale aveva dichiarato la separazione tra i coniugi con la previsione di un assegno di mantenimento a favore della moglie.

La Corte d’Appello aveva riformato la sentenza, revocando l’assegno di mantenimento.

 

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dalla moglie ritenendo corretta l’applicazione della legge fatta dalla Corte d’Appello, la quale aveva basato la decisone su una puntuale comparazione della situazione economica complessiva delle parti.

 

Infatti, aveva affermato il giudice di secondo grado, che i redditi delle parti, sebbene differenti considerando solo il reddito da lavoro (euro 1400 netti mensili per la moglie e 2600 euro netti mensili per il marito), dovevano considerarsi in realtà quasi uguali se si teneva conto della circostanza per la quale il marito era obbligato al pagamento di una rata mensile di mutuo pari a 990,00 euro, un mutuo che gli aveva consentito di acquistare dalla moglie la metà della casa coniugale e consentito alla signora di acquisire una casa di proprietà in cui abitare dopo la separazione.

 

La Corte d’Appello aveva correttamente dedotto che i redditi spendibili dai due coniugi sostanzialmente si equivalgono e consentono ad entrambi una vita dignitosa e non sostanzialmente dissimile da quella condotta in costanza di matrimonio, circostanze queste che escludono il diritto della moglie ad un assegno di mantenimento a carico del marito.

 

di Vanda Lops

 

 

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