Il pensionamento non giustifica la riduzione dell’assegno all’ex coniuge

 

La Corte di Cassazione ritorna sul tema della revisione della misura dell’assegno di divorzio con una recente ordinanza [1], emessa in seguito al ricorso proposto da un ex coniuge, al quale la Corte d’Appello di Cagliari aveva respinto la richiesta di revoca dell’assegno di mantenimento in favore della ex moglie dopo il pensionamento e la conseguente riduzione del proprio reddito.

La Corte d’appello di Cagliari, infatti, aveva confermato la decisione emessa in primo grado in un procedimento di modifica delle condizioni del divorzio, con la quale il Tribunale aveva respinto la domanda dell’uomo di essere esentato dal pagamento dell’assegno in favore della ex moglie e di veder ridottto quello in favore della figlia maggiorenne.

Il giudice di primo grado aveva al contrario aumentato l’importo da corrispondere ad entrambe le beneficiarie.

 

La Suprema Corte ha respinto le censure dell’ex coniuge affermando che i giudici di merito, con motivazione congrua e corretta, avevano evidenziato che il marito non avesse dimostrato che le sue condizioni economiche avessero subìto un peggioramento rispetto al momento in cui era stato pronunciato il divorzio.

 

Il pensionamento in sé e l’età avanzata– ha affermato la Corte – non giustificano una revisione dell’assegno di divorzio se non viene fornita la prova della diminuzione del reddito.

Il ricorrente, infatti, aveva genericamente dedotto che il pensionamento e l’avanzare dell’età gli rendevano impossibile svolgere lavoro straordinario e mantenere i livelli di reddito pregressi, ma non aveva fornito alcuna indicazione sul reddito effettivamente goduto nel momento della pronuncia del divorzio e su quello disponibile nel momento in cui è stata instaurata la causa per la modifica delle condizioni del divorzio.

 

Quanto all’assegno di mantenimento per la figlia maggiorenne, la Corte ha ribadito il principio- più volte affermato – che l’obbligo di mantenimento non cessa con il raggiungimento della maggiore età del figlio, ma perdura fino a quando il genitore non fornisce la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica.

 

 

[1] Cass. Sez. 6^ civ. Ordinanza 8.9.2015

 

di Vanda Lops

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Commenti: 4
  • #1

    Costantino (venerdì, 22 gennaio 2016 18:32)

    Quindi io ho 40 anni andrò in pensione con la metà del mio stipendio e questo non pregiudica una piccola piccolissima diminuzione dell'assegno, be certo chi prende queste decisione non fa testo anni di studio gli danno stipendi da capogiro quando andranno in pensione forse di più al contrario di noi piccoli mortali e come fanno a capire oppure sto' parlando a vanvera

  • #2

    Vanda Lops (venerdì, 22 gennaio 2016 19:50)

    La sua è una osservazione pertinente: se vi è una drastica riduzione della pensione rispetto allo stipendio, lasciare immutato l'assegno in favore dell'ex coniuge sarebbe irragionevole, iniquo e contrario alla legge. La pronuncia in commento, tuttavia, attiene solo alla prova da fornire nel processo: afferma che non è il pensionamento in sé a determinare la riduzione dell'assegno, ma la circostanza che il reddito dell'ex coniuge si è ridotto. Tale circostanza deve essere provata. Il fulcro della motivazione di questa pronuncia è dove si legge che il marito non ha "dimostrato che le sue condizioni economiche avessero subìto un peggioramento", ma aveva "genericamente dedotto che il pensionamento e l’avanzare dell’età gli renedevano impossibile mantenere i livelli di reddito pregressi". Dunque, come scritto sopra, il pensionamento in sé e l’età avanzata non giustificano una revisione dell’assegno di divorzio se non viene fornita la prova (notare bene: prova) della diminuzione del reddito. Posso quindi rassicurarla che solo chi avrà una "pensione d'oro" dovrà continuare a pagare il medesimo assegno alla ex. Gli altri (la maggior parte di noi) potranno ottenere una riduzione dell'assegno, purché provvisti di avvocato che in giudizio fornisca la prova della riduzione del reddito per effetto del pensionamento. Grazie per avermi dato l'opportunità di chiarire.

  • #3

    Francesco (sabato, 30 gennaio 2016 11:32)

    Mia moglie (tramite il suo avvocato) pretende un assegno di mantenimento nonostante gode di reddito autonomo, poiché percepisce (alla pari del sottoscritto) un assegno mensile erogato dallo Stato per equo indennizzo di cui alla Legge 229/05. Secondo il mio avvocato, pur essendo lei disoccupata ma godendo di questo assegno mensile (circa 1.300 euro), non ha alcun diritto di pretendere da suo marito nessun altro importo aggiuntivo. Chi ha ragione?

  • #4

    Vanda Lops (martedì, 02 febbraio 2016 13:39)

    Francesco, per la consulenza legale c'è una sezione apposita in questo portale