La sindrome da alienazione parentale (PAS)

Il caso dei due bambini di Salerno prelevati all’uscita di scuola da polizia ed assistenti sociali, del quale si è molto parlato nei giorni scorsi, offre lo spunto per alcune riflessioni.

Abbiamo visto immagini impressionanti (e intollerabili) dei sentimenti di paura e sofferenza provocati ai bambini dalle modalità di esecuzione del provvedimento del Tribunale che ha statuito l'allontanamento dalla madre e la collocazione dei piccoli in una casa famiglia.

Con riguardo alle modalità di esecuzione del provvedimento la madre dei minori ha sporto denuncia e spetterà all’autorità giudiziaria ricostruire la verità storica dei fatti, individuare e sanzionare eventuali illeciti.

 

Ma quello che emerge dal video è che - in ogni caso e indipendentemente dalla liceità dei comportamenti - quelle modalità di esecuzione del provvedimento sono state assolutamente inadeguate, a tacer d’altro perchè la finalità del provvedimento giudiziario che si è eseguito era proprio la tutela della salute psichica di quei due bambini che abbiamo visto terrorizzati, sofferenti e disperati.

 

Questo ed altri casi simili, resi noti dai media, rendono evidente che occorre con urgenza porre mano ad una riforma del procedimento di esecuzione civile dei provvedimenti rivolti ai minori, con la previsione della partecipazione alla procedura di soggetti esperti e l’individuazione di buone prassi che si dimostrino idonee alla tutela dell’infanzia.

 

Si è poi appreso dai media che nel caso di Salerno alla base del provvedimento ablativo della responsabilità genitoriale della madre vi sarebbe una CTU dalla quale sarebbe emersa una diagnosi di PAS, Sindrome da alienazione parentale.

 

Non avendo letto il provvedimento, nè gli altri atti processuali, non intendo (nè potrei) commentare alcunché sulle motivazioni del provvedimento medesimo.

 

Ma l’occasione è buona per riflettere sul fatto che da qualche anno sono state effettivamente emesse nel nostro paese sentenze nelle quali provvedimenti di decadenza dalla responsabilità genitoriale sono state motivate da diagnosi di Pas.

Diagnosi che hanno rilevato una malattia che tuttavia non esiste per la comunità scientifica internazionale : il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), infatti, non riconosce la PAS come sindrome o malattia.

 

Per capire come la PAS possa entrare nei provvedimenti giudiziari che valutano le capacità genitoriali va chiarito che il nostro ordinamento non tipizza le ipotesi che consentono al giudice di statuire la decadenza della responsabilità del genitore e - in casi gravi – di allontanare il figlio dalla casa familiare.

Tali provvedimenti infatti possono essere assunti ogni volta che il genitore viola o trascura i suoi doveri di cura del figlio o ne abusa con grave pregiudizio del figlio (art. 330 c.c.).

 

Esistono nella realtà genitori che tengono comportamenti volti a denigrare e svalutare presso il figlio l’altra figura genitoriale, a manipolare il figlio per allontanarlo dall’altro genitore (fino alle false accuse di abusi sessuali nei confronti dell’ex partner).

Si tratta sicuramente di “comportamenti pregiudizievoli per il minore” che - a seconda della gravità, valutata dal prudente apprezzamento del giudice - possono portare a provvedimenti che limitano o escludono la responsabilità genitoriale.

 

E peraltro nella comunità scientifica non è in discussione che esistano i fenomeni sopra sinteticamente descritti, ma ciò di cui si discute è se tali fenomeni integrino i sintomi di una “sindrome”, cioè di di uno stato morboso o malattia (la malattia mentale è una alterazione delle funzioni psichiche che causa sofferenza e disadattamento sociale).

 

Ad oggi non vi è conforto scientifico per sostenere che detti fenomeni integrino i sintomi o i segni della malattia definita PAS.

Non vi è menzione della Pas nel DSM.

E dunque, sulla base della migliore scienza e conoscenza, si può affermare che la “Sindrome da alienazione parentale” non esiste.

Perchè, detto in altre parole, ciò che viene definito “Sindrome da alienazione parentale” non è una malattia, ma solo una teoria.

 

Una teoria che però entra nei procedimenti giudiziari attraverso le consulenze tecniche d’ufficio, che rivestono un ruolo fondamentale nelle decisoni giudiziarie riguardanti la valutazione della capacità genitoriale.

 

Nella delicatissima materia della tutela dell’infanzia, invece, gli operatori del diritto hanno bisogno del supporto di valutazioni corrette, basate su metodologie consolidate secondo protocolli conosciuti e condivisi.

 

In questo campo non abbiamo bisogno di discussioni orientate dalle lobby delle associazioni dei papà separati o da quelle femministe, ma di una scienza libera da quei condizionamenti che possono portare a pericolose distorsioni, mancanza di oggettività di giudizio e gravissimi errori di valutazione.

 

Avv. Vanda Lops